Porti didattici-Benvenuti nei borghi marinari e nei porti didattici ricreativi del CILENTO

Borghi e Porti cilentani

  Le località e i punti di interesse segnalati e descritti in questa pagina potranno fornire ai Dirigenti scolastici, ai docenti ed a tutti i visitatori, elementi di interesse e suggerimenti, utili a pianificare la programmazione del viaggio fra i borghi e le arti marinare del Cilento.
                                                                                                                                                                  
RicercaElaborazione Gruppo CisET

 

CAPACCIO PAESTUM

Punti di interesse

Parco Archeologico di Paestum
  Il Parco Archeologico di Paestum, iscritto dal 1998 nella lista del patrimonio mondiale UNESCO, offre al visitatore una grande chiave di lettura per scoprire la storia millenaria del comprensorio, dalla colonizzazione greco-romana, fino all’inserimento del sito archeologico nel Gran Tour. In questi luoghi approdarono i coloni greci che, intorno al 600 a.C., eressero il santuario di Hera Argiva e fondarono la città di Poseidonia, dedicandola al Dio del mare Posidone. A causa dell’impaludamento della piana di Paestum, questi importanti monumenti furono dimenticati per centinaia di anni, fino alla loro riscoperta nel settecento e ottocento, avvenuta grazie agli illustri visitatori del Gran Tour, fra i quali gli artisti come Piranesi, Goethe e molti altri. L’area archeologica conserva i ruderi della città greca, edificata all’interno della possente cinta muraria, che si snoda per circa 5 km. Lungo il percorso, protetto da un fossato ancora visibile, si contano ben 28 torri a forme quadrangolari, circolari e pentagonali e, in corrispondenza dei punti cardinali, quattro porte: Porta Aurea a nord, Porta Giustizia a sud, Porta Sirena a est e Porta Marina a ovest. Le testimonianze archeologiche più importanti del sito, relativo al periodo greco, sono i tre templi dorici, tra i più ben conservati della Magna Graecia, la piazza principale della città (agorà), la tomba dell’eroe fondatore (heroon) e la struttura circolare per le assemblee denominata “ekklesiasterion". Tra il 400 e il 273 a.C., la città verrà occupata dai Lucani che la richiameranno Paistom. Nel 273 a.C. i Romani sottrassero Paistom ai Lucani e vi insediarono una nuova colonia, cambiando il nome della città in Paestum. I rapporti tra Paestum e Roma furono sempre molto stretti, tanto che i pestani furono “Socii navales” dei Romani, pronti a fornire navi e marinai in caso di necessità. I Romani non muteranno l’architettura dei templi, ma costruiranno nuove strutture nella città, come il Foro, l’Anfiteatro e il Campus.
  
  

AGROPOLI

Punti di interesse

La città di Agropoli e il suo centro storico
   Grazie al suo sviluppo economico e demografico degli ultimi anni, che ha permesso il raggiungimento di circa 20000 abitanti, possiamo definire la città di Agropoli come la porta Nord del Cilento costiero e ritenerla un punto di riferimento per tutti i piccoli paesini del comprensorio. La sua parte storica, Agropoli Vecchia, è tra le meraviglie architettoniche del Cilento meglio conservate, con la sua originaria struttura medievale, i suoi vicoli e le sue case, le sue chiese ed il suo castello di epoca bizantina e successivamente aragonese. Il borgo antico è raggiungibile a piedi, attraverso la caratteristica salita degli "scaloni", ovvero, gradoni realizzati con gradinate larghe e basse, per secoli unica via d'accesso al borgo. Tra le rilevanze storiche si conserva la seicentesca porta di accesso alla città vecchia e, in posizione a strapiombo sul mare, la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, affiancata da una grande torre campanaria e dall’ampio piazzale che apre un suggestivo panorama sul porto. Il 24 luglio in onore della santa, ritenuta protettrice dei marinai, si svolge la spettacolare processione in mare con la santa scortata da pescatori e diportisti. A proposito del nome di Agropoli, alcuni studiosi attribuiscono la sua origine in epoca bizantina, i quali vi collocarono una roccaforte, alla quale diedero il nome di Acropolis ("città alta"), ad indicare la posizione alta sul promontorio. Così come in altri luoghi del Cilento, anche ad Agropoli, popoli e civiltà, dinastie e casati, greci e romani, longobardi e normanni, arabi e turchi, angioini e aragonesi, si insediarono e avvicendarono, determinando la storia del paese.  
  
Il porto
   Il porto di Agropoli rappresenta una importante risorsa economica per la città e per il comprensorio. Con i suoi 1.100 posti barca ed i suoi servizi correlati è il porto più grande del Cilento ed uno dei maggiori a Sud di Salerno. Anticamente nella baia dove sorge la struttura portuale vi era un piccolo e riparato approdo naturale, con un “Fortino” che fungeva da punto di ritrovo per i pescatori del posto. Negli anni ’60 inizia il graduale sviluppo della marina e negli anni ’70, il porto peschereccio assume anche la sua definizione di porto turistico e cominciano a crescere i servizi legati al settore marittimo: ormeggio, assistenza ai diportisti, cantieristica, per finire con le attività di svago. Il paesaggio intorno al porto di Agropoli è meraviglioso. La passeggiata lungo i moli del porto permette una suggestiva panoramica su Agropoli Vecchia, sullo sperone roccioso di Punta Fortino da dove si snoda la lunga scalinata di 130 gradini, che permette il collegamento dal porto al centro storico, sullo scoglio con una croce che emerge dall’acqua, da dove, secondo la tradizione popolare nel 1222, San Francesco fece la predica ai pesci e la svettante torre di San Francesco.
  
 
SANTA MARIA DI CASTELLABATE
 Punti di interesse
 
Borgo marinaro di Santa Maria
  Nei primi anni dell’800 iniziarono a svilupparsi lungo la costiera del Cilento gran parte dei borghi marinari. Il piccolo borgo marinaro di Santa Maria di Castellabate, dedito alla pesca e a all’agricoltura, dove già esistevano la chiesa di Santa Maria a mare, il palazzo dei conti Matarazzo, la torre del barone Perrotti e il palazzo del principe Belmonte, vedrà un progressivo aumento del numero di abitanti, fino a diventare, negli anni settanta, una rinomata cittadina turistico balneare. Attraversando il corso Matarazzo ed il tranquillo lungomare, percorrendo i vicoli del quartiere popolare “Isca della chitarra” e le viuzze della parte nobiliare, si potranno scorgere ed osservare i meravigliosi palazzi gentilizi, i monumenti, immersi tra paesaggi storici e panorami marittimi di rara bellezza, con la vista che spazia dall’Isola di Capri all’isolotto di Licosa. Molto suggestiva sarà la passeggiata lungo via Pagliarolo, uno dei fulcri commerciali dell’antica Santa Maria, dove avveniva la compravendita della paglia e della farina e vi erano i forni e le botteghe. Così come affascinante sarà camminare verso lo scalo marittimo e il porticciolo denominato “Lu traviersu”, potenziato dall’Abate Simeone nel 1124 con lo scopo di sviluppare il commercio via mare. Qui si rimarrà incantati dall’ammirare l’antico edificio denominato Porto delle Gatte, che fungeva da magazzini di stoccaggio per le merci dei monaci benedettini dell’Abazia di Cava dei Tirreni, al quale apparteneva il comprensorio. Il Porto delle gatte, toponimo che non ha nulla a che fare con i gatti, bensì, derivante dalla trasmutazione del termine “porticato”, per via della sua struttura ad archi ell’edificio, aveva funzione marittimi, in particolare per i traffici via mare con le famose “saette”, tipiche imbarcazioni utilizzate dai monaci per i loro commerci. Dal lungomare Perrotti, si potrà ammirare la caratteristica “Torre Perrotti”, che domina la Marina Piccola di Santa Maria, così denominata dal nome del suo proprietario barone Perrotti, costituita da una vecchia torre a pianta circolare, forse di epoca angioina, circondata da una torre più bassa a pianta quadra di costruzione aragonese. Alle sue spalle sorge il maestoso palazzo Belmonte, oggi residenza turistica, costruito nel 1733 come casino di caccia dai principi Granito di Belmonte. Per finire con la bellissima Villa Matarazzo, ottocentesca tenuta estiva appartenuta al famoso conte Francesco Matarazzo
 emigrato in Brasile. Oggi, la Villa è di proprietà dell’Ente Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni che la utilizza per eventi culturali.,

Castellabate
   Il borgo medievale di Castellabate sorge su colle Sant'Angelo e si sviluppa intorno alle mura del Castello dell'Abate. L'accesso principale è dal "Belvedere di San Costabile", una suggestiva terrazza a picco sul mare, da dove si apre un fantastico panorama sul golfo di Salerno, sull'isola di Capri e Ischia, sulle sottostanti marine di Santa Maria e San Marco e verso la mitica isoletta di Licosa. Il borgo è caratterizzato dal susseguirsi di vicoli e vicoletti e passaggi labirintici, dove si ergono i vari palazzi gentilizi, quali, il palazzo Perrotti, del XVII secolo, dove soggiornò Gioacchino Murat, il palazzo Matarazzo, uno dei più grandi e antichi del borgo, il palazzo Antico, palazzo Jaquinto, il palazzo Forziati e tanti altri palazzi storici. Ma il vero punto di ritrovo tra le persone del borgo, ieri come oggi, è la piazza 10 ottobre 1123 (data di fondazione del castello). Il feudo di Castellabate, dopo una serie di passaggi di proprietà, nel 1733 verrà acquistato dalla famiglia Granito, che lo manterrà fino all’abolizione della feudalità del 1806. L'8 agosto 1806 Castellabate fu elevato a capoluogo comunale delle frazioni di Santa Maria, San Marco, Ogliastro Marina e Lago.
    
 

SAN MARCO di CASTELLABATE

 Punti di interesse
 
Il borgo marinaro di San Marco
  La splendida cittadina di San Marco è una importante e rinomata località marinara cilentana, ubicata a ridosso del porto, dove sono presenti le attività cantieristiche, i maestri d’ascia e tutti i servizi legati al settore marittimo. Fra le strade del borgo, le case ed i palazzi, le strutture ricettive ed i rinomati locali turistici, spirano le brezze marine e tra gli edifici storici si percepiscono atmosfere di altri tempi. Così accade quando si raggiunge la piccola cappella seicentesca dedicata a San Marco, ubicata nelle prossimità del porto, o la grande chiesa dedicata allo stesso santo patrono posta al centro del paese, oppure passando davanti al bel palazzo De Angelis. I rinvenimenti di una necropoli di epoca romana con le sue 151 tombe, assieme ai ruderi del porto romano, testimoniano una antica frequentazione di questa area, al punto che potrebbe essere identificata, come sostiene qualche storico, come il “Vicus Maritimus” chiamato “Herculia”, da molti, invece, allocata a San Marco di Agropoli. In tale area venivano seppelliti i veterani della “Classis Misenensis, morti nei naufragi. Sul posto sono state rinvenute inoltre diverse monete, monili e antichi cocci di vasellame, brocchetti, spilloni, lucerne e amuleti.
 
Il porto di San Marco
  Il Porto di San Marco è il fulcro delle attività nautiche e commerciali del comprensorio di Castellabate e dei paesi limitrofi, offrendo riparo alle barche dei pescatori e dei diportisti.  Realizzato nel 1954, può contenere circa 400 posti barca e può ospitare imbarcazioni di lunghezza entro i 16 metri. Il porto, assistito dalla capitaneria dipendente dal circondario marittimo di Agropoli, è riparato ad ovest da un molo di sopraflutto a tre bracci e ad est da un moletto di sottoflutto a scogliera. La sua struttura è in parte sovrapposta a quella del preesistente porto romano del I secolo a.C., ancora ben individuabile nei sui bracci, di cui uno affiorante e ben visibile. Questo approdo è identificato come il porto di Erculia o Ercolam, ovvero, quale importante scalo di approvvigionamento per le imbarcazioni dirette al porto di Miseno, nonché sito di appoggio per la flotta imperiale romana. Ad avvalorare questa ipotesi è il ritrovamento nelle acque antistanti il porto, negli anni sessanta, di alcune ancore di piombo (risalenti tra il I° e il II° secolo d.C.) contraddistinte dalla scritta ter. Tale dicitura indica la tipologia di imbarcazione, ovvero una triremi, alla quale le ancore erano destinate.
 



 
 
AGNONE e SAN NICOLA di MONTECORICE

Punti di interesse

I borghi marinari di Agnone e San Nicola
   Parlando del piccolo e meraviglioso borgo marinaro di Agnone è necessario segnalare che, da sempre, è il paese a più alta densità di pescatori della costa cilentana. Agnone è la principale frazione di Montecorice e il suo nome “Lagnone”, ossia acqua stagnante, deriva dalla sua particolare conformazione geologica, caratterizzata dalla pianura alluvionale formata dalla foce del Rio Lavis e dalle scogliere limitrofe. I piccoli borghi marinari di Agnone e San Nicola cominciarono a svilupparsi verso il XII° secolo, allorquando Guglielmo Sanseverino, per dare un luogo di culto ai pochi pescatori e raccoglitori di sale della zona, fece costruire la chiesa di Santa Maria ad Hercula. In seguito diventarono approdi marittimi per i commerci via mare, in particolar modo, per le merci prodotto nei borghi collinari di Ortodonico, della Socia e di San Mauro Cilento. Ad Agnone, nella foce del Torrente Rio Lavis, furono realizzati piccoli depositi denominati magazzeni per stivare le merci, da cui oggi prende il nome il rione Magazzeni. I pochi abitanti dei due borghi marinari vivevano in prevalenza con la pesca e con il baratto dei prodotti ittici, pesce per prodotti agricoli, con i paesi della collina. Molto diffusa in tutto il comprensorio, fu la produzione dei “libani”, cordame ottenuto dalla lavorazione dell’erba sparta, che rappresentò una importante fonte di reddito per intere generazioni del comprensorio.  La lavorazione di queste foglie taglienti, effettuate da migliaia di nonne, mamme e bambine, richiedeva una laboriosa trasformazione, al fine di ammorbidirne le fibre e renderla più lavorabile. Le filamentose e taglienti foglie dopo la raccolta dovevano rimanere a mollo per almeno una notte nelle acque delle fontane e dei torrenti, per poi venire pestate con un maglio e intrecciate a mano e a piede. Il borgo marinaro di S. Nicola a Mare,, costituito da un piccolo nucleo di case di pescatori affacciato sul porto, è diventato nel tempo una piccola e deliziosa località turistica. Il porto turistico peschereccio di San Nicola è una struttura di competenza del Comune di Montecorice, con la sua capacità di oltre 200 posti barca.
    
 

ACCIAROLI

 Punti di interesse
 
Il borgo marinaro di Acciaroli
   Con le sue spiagge sabbiose, i suoi bassi fondali e le sue acque sempre limpide, unitamente al suo pittoresco centro storico, costituito da palazzi gentilizi e case di pescatori, strutture ricettive e residenze turistiche, negozi, bar e ristoranti, il piccolo borgo marinaro di Acciaroli è una delle mete turistiche cilentane di eccellenza. Anche il suggestivo skyline del paese, con la presenza della imponente torre normanna-spagnola, la chiesa dell’Annunziata e la gradevole struttura del porto, ha contribuito ad arricchire il patrimonio paesaggistico di Acciaroli. Sull’origine del nome si fa riferimento al termine “Laczaruolo”, l’arbusto sempreverde simile al biancospinolazzarolo”, che si dice fosse presente sugli scogli. Un’altra ipotesi fa riscontrare l’origine del nome nel termine latino “azale”, che indicherebbe un approdo "senza tempesta". Le particolari insenature fra le rocce e la presenza di bassi fondali del luogo, fungendo da comodi e sicuri approdi, per le imbarcazioni, permisero l’utilizzo di ben tre porticcioli naturali: il porto di Levante, il Porto di Mezzo e il Porto di San Primo di Cannicchio. Verso la fine del XV° secolo fu costruito il piccolo convento dei frati minori, ai quali susseguirono i carmelitani e furono costruite e riattate la torre di Acciaroli, la torre del Caleo e la torre La Punta, nel tentativo di difendere la costa dalle incursioni piratesche, rendendola pericolosa e disabitata. Tant’è che il borgo di Acciaroli sorse solo nei primi anni del XVIII° secolo, vicino all’antico sito di San Primo, grazie al trasferimento di tante famiglie provenienti dal borgo collinare di Cannicchio. Verso la fine dell’ottocento il borgo raggiunse una densità di circa 500 abitanti, dediti alla agricoltura, alla pesca, alla salagione ed ai traffici marittimi. Sorsero residenze estive costruite dai ricchi del tempo e locali adibiti a magazzini, fra i quali alcuni dotati di torrino di difesa, per le residue preoccupazioni delle incursioni saracene, ma soprattutto per contrastare i briganti. La grande torre sull’attuale porto fungeva da dogana, da taverna e magazzino e nello scalo di Acciaroli, stazionavano e andavano in secca barche da paranze e piccoli gozzi a vela, comprese le famose barche “marticane” di rilevante stazza. Fra i personaggi famosi che hanno frequentato il borgo di Acciaroli si annoverano vari nomi. Il famoso romanziere francese A. Dumas, il 15 settembre del 1860, vi approdò con la goletta "Emma",  per far pervenire ai mille di Garibaldi delle armi, le quali furono consegnate a Leonino Vinciprova, un uomo di fiducia dell'eroe dei due mondi, nonché rivoluzionario locale. Tra le memorie popolari e le leggende tramandata da vecchi pescatori, si narra la presenza del grande scrittore americano Ernest Hemingway.
    
Il borgo marinaro di Pioppi
  Il piccolo borgo marinaro di Pioppi è una perla del Cilento, per via delle bellezze naturalistiche e paesaggistiche, per la presenza del piccolo approdo e di un comodo lungomare, per la presenza di uno degli edifici storici più belli del Cilento come il Palazzo Vinciprova. Le bellezze del borgo e la tranquillità dei luoghi furono già notate da celebri viaggiatori, quali lo scrittore John Arthur Strutt che le menzionò nel suo libro "Passando per il Cilento" e il poeta Giuseppe Ungaretti, che le evidenziò nel suo libro "Viaggio nel Mezzogiorno". Il toponimo “Pioppi” si riferisce agli alberi che, nel Medioevo, vegetavano rigogliosi lungo il torrente Mortella.

Il Palazzo Vinciprova
   Il palazzo Vinciprova si presenta architettonicamente come una piccola fortezza, con un voluto effetto visivo di castello, al fine di meravigliare e scoraggiare eventuali invasioni provenienti dal mare. Il palazzo, nonostante la robusta struttura servita da due torri laterali in comunicazione tramite un terrazzo, si presenta con eleganti linee barocche e decori di stampo moresco che ne alleggeriscono l’aspetto.  Oggi, il famoso palazzo, vi ospita Il Museo Vivo del Mare, dove in grandi acquari sono riprodotti gli habitat delle specie acquatiche locali e del Mediterraneo, e Il Museo Vivente della Dieta Mediterranea, dedicato al famoso nutrizionista americano Prof. Ancel Keys, primo teorico della famosa Dieta e studioso dello stile di vita cilentano, dove sono raccolti documenti cartacei e visivi dello studioso e materiali sul tema dell’alimentazione mediterranea. Proprio a Pioppi, lo scienziato americano è vissuto per circa quaranta anni, spegnendosi nel 2004 all’età di cento anni.

 

MARINA DI CASAL VELINO
 
Punti di interesse
 
Il borgo marinaro di Casal Velino
   Il nome Casal Velino potrebbe derivare dal latino “Casalis Litus”, ovvero, “Casale del porto”, facendo riferimento al porticciolo velino situato tra il fiume Alento e il torrente Palistro. Il primo insediamento urbano sorse proprio alla foce del fiume Alento e la sua storia si intreccia con quella delle spoglie di San Matteo. Una leggenda popolare narra che, nell’anno 954 d.C., un monaco ritrovò le spoglie del santo a Velia e le andò a custodire nella cappella Duoflumina, successivamente chiamata di ”San Matteo a Duoflumina”, ovvero, “San Matteo ai due fiumi”, dove ancora oggi si commemorano le sacre spoglie. Successivamente, le stesse furono trasferite prima a Capaccio e poi definitivamente a Salerno, nell’omonimo Duomo. Marina di Casal Velino, oggi, è una frequentata località balneare, grazie alla sua bellissima e lunga spiaggia, al suo lungomare, alle numerose strutture ricettive e commerciali, ai suoi bar e ristoranti, ma, soprattutto al suo porto turistico peschereccio.
    

Il Porto di Casal Velino

    Il porto turistico di Marina di Casal Velino, gestito dal Comune di Casal Velino, dispone di postazioni per l'ormeggio di imbarcazioni da diporto e da pesca durante tutto l'anno. Per diportisti, barcaioli e pescatori, sono disponibili i servizi di distribuzione di carburante, acqua, energia elettrica, riparazioni elettriche e di motori, servizio lavanderia e docce presso l’edificio dei servizi del porto. In posizione strategica, centrale rispetto al territorio del Cilento, dal porto si potranno effettuare le escursioni in barca verso le località più rinomate della costiera del Cilento.
 

 

MARINA DI ASCEA

Punti di interesse

La Marina di Ascea
   Tra le cittadine della costiera del Cilento, Marina di Ascea è fra le più rinomate. Grazie al suo lunghissimo tratto di costa, caratterizzato dalla bellissima spiaggia di sabbia dorata e dal suo lungomare e grazie ad una rilevante presenza di strutture ricettive, esercizi commerciali e attività di svago, la località è in grado di attrarre ed ospitare, durante i peridi estivi, un gran numero di turisti. La meravigliosa scogliera denominata Punta del telegrafo, con il suo piccolo isolotto denominato Scoglio “Ri Nanti” e le sue affascinanti Cala d’Argento e Cala della Rondinella, unitamente alla ricchezza cultuale del Parco archeologico di Elea-Velia, costituiscono, per Marina di Ascea e tutto il comprensorio del Cilento, un pregiatissimo ed inestimabile patrimonio naturalistico e culturale. In particolare, sulla costa dello scoglio “Ri Nanti” si ergono i resti della torre del telegrafo, inserita dentro nella line difensiva spagnola delle torri saracene, da cui prende il nome la Punta. Citata per la prima volta nel 1890 come un piccolo borgo di pescatori, Ascea Marina vedrà un significativo sviluppo economico e demografico durante la costruzione della ferrovia, allorquando fu necessario ospitare sul posto i numerosi operai del cantiere. Nonostante sorge sul mare, non ha approdi o porti, ed i pochi pescatori asceoti, nel passato come nel presente, per tirare le barche in secca si servono della parte di spiaggia al ridosso della scogliera, nella zona chiamata oggi Porticello. Ascea è una cittadina ricca di storia e tradizioni, che si manifestano soprattutto durante i rituali religiosi, come ad esempio la suggestiva processione in barca in onore della Madonna di Portosalvo, ricorrente il 27 agosto di ogni anno, la quale testimonia lo stretto legame tra gli asceoti e il mare. Nell’occasione, la statua della Madonna attraversa tutta la costa di Ascea, scortata da barche di ogni tipo e seguita da terra da migliaia di persone.
 
Il sito archeologico di Elea / Velia
   I primi insediamenti greci, nella zona di Ascea, risalgono al VI° sec a.C., quando i Focei, provenienti dall’Asia minore, fondarono l’antica città di Elea. Lo storico greco Strabone sostiene che i Focei chiamarono originariamente la città “Hyele” e successivamente Elea. In seguito, sotto la dominazione romana, venne denominata Velia. Oggi, dell’antica città rimangono i resti delle mura del quartiere meridionale, con i suoi edifici pubblici e le basi perimetrali delle case private, l’agorà, il pozzo sacro, le terme, il teatro, l’acropoli con il basamento di un tempio ionico e la monumentale Porta Rosa.  La famosa Porta Rosa, risalente al III° sec. A.C., unico esempio al mondo di arco a tutto sesto di origine greca, fu un’opera costruita per permettere l’acceso tra il quartiere meridionale e quello settentrionale della città, costruito con blocchi di granito sovrapposti a forma di parallelepipedo. Elea fu una città ricca e famosa, per via della sua scuola medica e per la sua scuola filosofica eleatica, quest’ultima rappresentata dalle grandiose figure di Senofane, Parmenide, Zenone e Melisso. La città disponeva di ben due porti e di un’acropoli sul mare, che manifestano la presenza di commerci via mare e la vocazione marittima della città. Lo storico Strabone racconta che alle foci del torrente Mortella, nelle prossimità dell’attuale Pioppi, esisteva un approdo capace di ospitare navi militari al servizio della città di Velia. Nel tempo la città greco-romana venne danneggiata più volte dai fenomeni alluvionali che determinarono l’insabbiamento e l’inagibilità del porto fluviale ed il conseguente abbandono. Buona parte dei materiali da costruzione dell’antica città furono utilizzati per costruire le chiese sulla sommità dell’acropoli, la Cappella Palatina e la chiesa di Santa Maria. In epoca medievale risale la costruzione di una fortificazione con la Torre Angioina che domina con la sua maestosità tutta la piana velina.
  

 

MARINA DI PISCIOTTA
 
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La Marina di Pisciotta
   La piccola Marina di Pisciotta è un pittoresco borgo marinaro, con il porticciolo e a ridosso le case distribuite sul lungomare, una bellissima spiaggia ciottolosa e un mare cristallino. Qui, ancora oggi viene praticata l’antica pesca delle alici con la Menaica, diventato un Presidio Slow Food, si pratica la vela latina e, ancora, svolge la sua attività un maestro d’Ascia. Oltre ai rituali di stampo religioso, a Marina di Pisciotta si svolgono eventi come la Festa del Pesce che si tiene a fine Giugno. Tra le peculiarità culturali segnaliamo la cappella della Mercede, eretta nel 1728, che venne chiamata “dei pescatori”, poiché vi si recavano in preghiera i pescatori dopo lo scampato pericolo dalle incursioni piratesche e dalle brutte condizioni meteorologiche. Dal porticciolo si possono effettuare suggestive gite in barca lungo la bellissima costa caratterizzata da profili ondulati e falesie, nonché, dalla presenza delle torri di avvistamento, come la torre del Vallone Fiumicello, la torre Ficaiola, fino a raggiungere Capo Palinuro.
  
 

PALINURO
 
Punti di interesse
 
Il borgo marinaro di Palinuro
   Il borgo di Palinuro rimase, sostanzialmente, fino al 1955 un paese di pescatori e contadini, fino a quando fu inserito tra le mete turistiche più rinomate del mondo, grazie alla presenza del Club Mèditerranèe. Oggi, anche se i pescatori sono pochi e i contadini sono quasi spariti, grazie alle straordinarie bellezze naturalistiche e ad una qualificata presenza di operatori turistici, ristoratori, maestri pasticcieri e barcaioli, Palinuro è una delle perle più importanti del Cilento. Nel piccolo Antiquarium Comunale sono custoditi i reperti archeologici rinvenuti negli scavi di questa antica località, risalenti dell’età preistorica. Dal borgo si apre una affascinante panoramica su Capo Palinuro, caratterizzato dal verde della macchia mediterranea, dal maestoso faro e dal porticciolo turistico peschereccio. Nonostante l’andirivieni di barche, per via di una particolare circolazione delle correnti e dei venti, le acque del porto rimane pulite e limpidissimo, coì come notato e descritto dal famoso poeta  Giuseppe Ungaretti, che nel maggio del 1932 scriveva: “Non ho mai visto acqua di pari trasparenza a quella che scopro avvicinandomi al porto. Vediamo la sabbia del letto come pettinata soavemente, e i nastri delle alghe trasformate in serpenti agitati, la bella capigliatura”. Palinuro e il suo “Capo” sono famosi per il loro bellissimo mare e per le loro varie e splendide spiagge. A cominciare dalla meravigliosa spiaggia del Buon Dormire, per seguire con la spiaggia dell'Arco Naturale, la spiaggia della Marinella, la spiaggia della Ficocella, la spiaggia del Porto e la lunga e sabbiosa spiaggia delle Saline. La storia della marineria di Palinuro passa anche dalla piccola insenatura denominata  “Porticello”, usata anticamente per tirare le barche in secco. Una passeggiata nel centro di Palinuro permetterà di scoprire piccoli negozi di prodotti tipici e negozi di abbigliamento, panifici e pasticcerie, bar e gelaterie.
 
Il mitico Capo Palinuro
  Il Monte Bulgheria si protende, con una delle sue propaggini, sul mare andando a formare il suggestivo Capo Palinuro. Nelle sue pareti rocciose cresce la famosa “Primula Palinuri Petagna", pianta simbolo del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, e nella sua atmosfera si diffondono i pulviscoli composti da miti e leggende e nel suo mare blu e turchese si adagiano grotte ed insenature, baie e spiagge. Questo tratto di costa fu abitato già nel paleolitico e alcuni piccoli gruppi di enotri prima e coloni focei fondatori di Elea, poi vi abitarono. In epoca greca, nei pressi della foce del Fiume Lambro, sorgeva l'abitato della “Molpa”, nome derivante dal nome della sirena “Molpé”, e  sull’altura del promontorio, sorgeva il villaggi di Palinuro.  Entrambi le comunità andarono a costituire la polis di Pal-Mol (Palinuro) e dall'altro MOL(Molpa). In epoca romana, invece, fu poco abitata e secondo alcuni storici, il capo diventò tristemente famoso per via dell’affondamento, nel 253 e nel 36 a.C., di due flotte romane nelle sue acque. Nel medioevo il villaggio della Molpa visse di una buona e breve prosperità, fino alla decadenza.  Bizantini, normannni, svevi, angioini e aragonesi, la dominarono e varie volte fu invasa e funestata dalle scorribande dei pirati saraceni. Nonostante il potenziamento del sistema difensivo con torri e castelli, le invasioni la rasero al suolo, nel 1532 ad opera di Ariadeno Barbarossa e del 1552 ad opera dei corsari di Dragut. Anche sotto i francesi, con Gioacchino Murat, Re di Napoli, Capo Palinuro mantenne la sua rilevanza strategica e fu dotata di fortini difensivi. Tra i progetti del Murat c’era anche quello di trasformare il capo in un’isola, con lo scavo di un largo canale verso la zona bassa orientale.Centola. I superstiti si rifugiarono presso i vari monasteri nei dintorni e in località più sicure, dando origine alla fondazione di piccoli borghi, tra i quali il borgo collinare di

Tour in barca
   C’è un luogo lungo la costa del Cilento che affascina ogni visitatore in un modo travolgente. Questo luogo mitico ed incantato è Capo Palinuro, con le sue falesie a picco sul mare, le sue insenature, le grotte, le spiagge e il suo ecosistema marino. La Grotta Azzurra, la Grotta d’Argento, la Grotta dei monaci, la Grotta Sulfurea, la Grotta del Sangue, la Grotta del Lago, la Grotta del morto, la Grotta delle Ossa e tante altre, assieme alle suggestive Punta Sparti Vento, Punta Mammone, Punta Galera, Punta delle Ciavole, Punta Torre Mozza, Torre della Molpa, Isolotto dei conigli, Cala del Buon Dormire, Arco Naturale e Archetiello, sono i gioielli di inestimabile valore paesaggistico. Le escursioni in barca dal porto di Palinuro sono esperienze inevitabili per ogni visitatore.
  
 

MARINA DI CAMEROTA
 
Punti di interesse
 
La Marina di Camerota
   L’origini del nome “Camerota” è probabile che provenga dal greco “kamaròtos” ,"ricurvo"  o dal latino Camurus "incurvato", riferendosi alle numerose grotte e cavità presenti sul suo territorio calcarico. Ma il nome potrebbe essere legato al “Mito di Camerota”, che narra della bellissima ninfa “Kamaraton”, innamorata del nocchiero Palinuro. A Marina di Camerota l’atmosfera marinaresca, del passato e del presente, oltre che tra le banchine ed i moli del porto, si può percepire tra i suoi vicoli, le sue scalinate, le volte, le arcate e le strette stradine, del centro storico che confluiscono nella piazza San Domenico e anche sul porto e sul lungomare. Nel borgo si organizzano tanti eventi culturali, musicali ed enogastronomici, e tra le feste religiose più sentite dalla comunità si distingue quella dedicata a San Domenico di Guzman, patrono di Marina di Camerota, festeggiata il 4 agosto. La leggenda narra che il santo abbia fatto un miracolo il giorno 27 dicembre 1937, salvando quattro marinai che si erano imbarcati dal porto di Marina il 26 dicembre alla volta di Agropoli per andare a caricare delle merci. Nel viaggio di ritorno furono sorpresi dal cattivo tempo all’altezza di Pisciotta. Nel tentativo di raggiungere la ormai vicina Marina, decisero di affrontare il mal tempo, ma durante la navigazione persero sia la vela che i remi in mare. In quel momento, il più giovane dei quattro gettò in mare un'immagine di san Domenico che portava con sé, chiedendogli di calmare le acque. All'improvviso apparve una luce tra le nubi e la barca con tutto l’equipaggio miracolosamente venne trasportata in salvo presso il porto di Camerota. Tra gli eventi più importanti c’è la Festa del pescatore, organizzata ogni anno a metà settembre, finalizzata a celebrare la tradizione marinara di Marina di Camerota. Durante la manifestazione si tiene una sentita commemorazione presso la lapide dei pescatori posta sul porto di Marina di Camerota. Questa terra offre ai residenti ed ai visitatori, uno dei più ricchi patrimoni naturalistici del Cilento e d’Italia, con la sua bellissima costa, le sue grotte e spiagge. La visita al Museo Virtuale del Paleolitico (MUVIP) fornirà un primo approccio con la geologia dei luoghi, ma, le escursioni in barca lungo la costa permetteranno una coinvolgente immersione nella natura.

Le grotte e le spiagge
   La natura calcarica delle rocce di Marina di Camerota offre un paesaggio geologico di estrema bellezza, con baie e spiagge, insenature e grotte, sparse lungo tutto il suo litorale costiero. In molte grotte sono stati fatti ritrovamenti archeologici, risalenti principalmente all'età della pietra e nel 1960, alcuni resti di crani umani ritrovati nella Grotta Sepolcrale fecero presumere che fosse un ominide, al quale venne dato il nome di Homo Camerotensis, precedente all'Uomo di Neanderthal. In seguito, tale identità fu smentita da studi più approfonditi. Numerose grotte, terrestri e marine, si alternano lungo il meraviglioso litorale, conformando un paesaggio unico, grazie alla Grotta del Pesce, Grotta dell'Autaro, Grotta Caprara, Grotta del Poggio, Grotta di Manfregiudice, Grotta della Serratura, Grotta della Cala o dell'Uomo preistorico, assieme alle grotte marine, raggiungibili solo via mare, come la Grotta di Santa Maria e la Grotta delle Noglie, a forma di salsicce.  Nella costiera rocciosa si alternano cale e calette con spiagge bellissime e acque cristalline dai fondali sabbiosi, alcune prossime al paese ed altre poco lontane. Ad ovest dell’abitato, protetta dalla Torre delle Viole, si trova la Spiaggia della Calanca, alla quale vi si accede attraverso una scalinata a gradoni, mentre al ridosso del porto si trova la spiaggia della Marina delle Barche, conosciuta anche come spiaggia di San Domenico, nella zona meridionale si trova la spiaggia di Lentiscelle, quasi immersa nella macchia mediterranea.  Ad un paio di chilometri da Camerota Marina, verso Palinuro, si apre la Spiaggia Cala d’Arconte e a seguire si alternano una serie di spiagge conosciute come “Spiagge del Mingardo”. Tra le più note ci sono la spiaggia La Vela e la Cala del Cefalo. C’è anche la spiaggia del Troncone, resa abbastanza riservata dagli scogli, ufficialmente autorizzata dall'amministrazione comunale di Camerota all’esercizio del turismo naturista. Ma le suggestioni più coinvolgenti si manifestano lungo il tratto di costa che si protrae da Marina di Camerota verso la mitica Baia degli Infreschi, percorribile sia a piedi lungo il percorso via terra, oppure in barca. Cala Monte di Luna, la Grotta degli Innamorati e la Grotta del Toro sono alcuni nomi delle località raggiungibili via mare, così come le bellissime spiagge e cale che si susseguono: la spiaggia del Pozzallo, la spiaggia di Cala Bianca, dichiarata, nel 2013, più bella d'Italia da Legambiente. Si finisce con la meravigliosa spiaggia di Baia degli Infreschi, protetta e avvolta dal porto naturale e dalla suggestiva cappella di San Lazzaro.
  

SCARIO
 
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Il borgo marinaro di Scario
   Il nome del piccolo e rinomato borgo marinaro di Scario ha origine dal greco “escharion”, ovvero, cantiere navale. Ancora oggi la tradizione marinara del borgo, che si affaccia sul suo porticciolo e sul meraviglioso Golfo di Policastro, è presente e vivace, grazie alla piccola flotta peschereccia ed ai numerosi barcaioli che ogni giorno propongono le gite in barca alla scoperta della pregevole Costa della Masseta e delle altre belle località della costa del Cilento. Molto suggestivo ed evocativo è il faro posto al centro del paese. Piccoli negozi di ogni genere, hotel e ristoranti, bar e gelaterie, rendono il borgo una qualificata meta turistica, ma soprattutto i palazzi gentilizi, le piccole case e la bellissima chiesa dell’Immacolata, ubicata sul lungomare, nonché,  il suo caratteristico porticciolo, formano un paesaggio di rara bellezza. Si narra che a Scario i romani acquistassero il famoso “Garum”, ovvero, la salsa liquida di interiora di pesce e pesce salato che essi aggiungevano come condimento a molti primi e secondi piatti.
    
 

POLICASTRO
 
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Il borgo marinaro di Policastro
   Il borgo di Policastro sorge presso la foce del fiume Bussento da cui prese il nome. L'antica Policastro, “Pixous”, nacque come colonia greca e, in seguito, divenne colonia romana, acquisendo il nome di Buxentum. Dall'etimologia greca e latina derivano i nomi di Pixous, Pixunte, Buxentum e Bussento, riferito al bosso (buxus semprevivens), arbusto sempreverde delle buxacee. Policastro fu una importante città portuale, tanto che il suo nome fu esteso a tutto il golfo, anticamente chiamato “Sinus Laus”. Il Golfo di Policastro rivestì una notevole importanza nella storia, per via della sua strategica posizione geografica. Longobardi, normanni, angioini, aragonesi e francesi, dominarono questa terra, più volte fu saccheggiata e distrutta dai pirati turchi, più volte ricostruita. Ancora oggi sono visibili i segni della storia come le mura di cinta dell’antica città e il suo impianto medievale. Da visitare la cattedrale dell'Assunta, del XI° secolo, con la sua cripta del VI° secolo e il suo campanile arricchito con decorazioni del '600, dove è annessa la sede vescovile dell'ex Diocesi di Policastro, accorpata a quella di Teggiano. Curioso ed interessante è il Museo degli Artisti Contemporanei del Terzo Millennio, allocato presso l’ex Convento di San Francesco del XII° secolo.
 
 
 

CAPITELLO
 
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Il borgo marinaro di Capitello
   Capitello è un piccolo borgo marinaro che sorge sul litorale costiero del Golfo di Policastro, nel Comune di Ispani. Verso la fine del XVI secolo, l’importante famiglia dei Conti Carafa della Spina, si stabilì nel borgo di Capitello, fuggendo dalla vicina Policastro infestata dalla malaria. A testimonianza della storia del luogo vi sono conservati i resti di un muro e di una porta con un arco riportante il simbolo dei conti Carafa, la torre di avvistamento di origine normanna, attualmente inglobata in una proprietà privata, la ottocentesca chiesa di San Ferdinando Re, e la cappella dedicata a S. Antonio da Padova. Oggi, il piccolo borgo è una rinomata e tranquilla località turistica balneare, per via della sua bellissima spiaggia litoranea e per le sue strutture turistiche. 
  

 

VILLAMMARE
 
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Il borgo marinaro di Villammare
   Il piccolo borgo marinaro di Villammare, nato come residenza estiva dei nobili del tempo e piccolo villaggio di pescatori, sorge sugli scogli della costiera prospiciente il golfo di Policastro. Oggi, rappresenta una delle perle della costiera cilentana per la sua bellezza paesaggistica e per la presenza di numerose attività e strutture turistiche. Anticamente il borgo veniva denominato con il toponimo di “Petrasia”, di origine greca, che stava ad indicare un agglomerato di case costruite sugli scogli vicino al mare. Oltre alle rilevanze naturalistiche, in particolare con la presenza sul litorale di querce da sughero, vanno segnalate le emergenze storiche tra le quali spicca la Chiesa della patrona del paese “Maria Santissima di Portosalvo”, protettrice dei pescatori. La statua, durante il rituale religioso che si svolge nella seconda domenica di agosto, viene condotta in processione per mare. Presenza imponente è anche la maestosa Torre Petrosa, costruita nel 1595, che oltre alla funzione di avvistamento per gli attacchi saraceni. Nei secoli successivi, unitamente alle altre torri costiere, servì come nascondiglio di armi e di cospiratori cilentani nei moti del 1828 e come appostamento di soldati italiani e tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Tra gli eventi culturali di Villammare è da segnalare il "Villammare Film Festival", il festival di cortometraggi per giovani registi, che si svolge nella prima settimana di settembre.
  
 

SAPRI
 
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La cittadina marinara di Sapri
   La cittadina di Sapri è il paese cilentano e della provincia di Salerno situato all'estremo sud e confinante con la Basilicata. Sorge su una piccola pianura circondata, a corona, dai monti dell'Appennino meridionale che si affacciano sul golfo di Policastro. La città ha origini molto antiche e si narra che, in età romana, la baia e il golfo, chiamato ”Sinus Laus”, furono tenute in grande considerazione, tanto che Cicerone la definì “parva gemma maris inferi”, ovvero, piccola gemma del mare del Sud. Nell’area saprese sono stati rinvenuti tracce di insediamenti abitativi come i ruderi di un'importante villa romana, servita da un approdo marittimo, con terme e teatro. Sapri è nota soprattutto per la tragica spedizione di Carlo Pisacane e del suo sbarco avvenuto nel 28 giugno del 1857. I viaggiatori dell'Ottocento elogiarono la bellezza di Sapri e, oggi, migliaia di visitatori la frequentano, grazie alla sua capacità ricettiva e alle molteplici attività turistiche con tanti ottimi ristoranti, bar, pasticcerie, laboratori artigianali e negozi di ogni genere, distribuiti tra i vicoli del centro storico e il bellissimo lungomare. Il tour di Sapri è l’occasione per scoprire le bellezze storiche e culturali di una delle più belle e rinomate cittadine del Cilento. Nell’escursione saprese, oltre alla salutare e panoramica passeggiata sul lungomare, è indispensabile la visita alla Villa Comunale, dove svetta la statua commemorativa di Carlo Pisacane. Interessante è la torre denominata “la Specola”, costruita per le osservazioni astronomiche e meteorologiche. Nella torre, alta 15 metri, costruita nel 1927 dai Padri Bigi dell’ordine fondato da San Ludovico da Casoria, sono posti otto piatti maiolicati che raffigurano i grandi uomini di scienza quali Newton, Edison, Copernico, Volta, Maffi, Marconi, Galilei e Denza. Bella da vedere è anche la curiosa "Casa del buon pastore", edificio costruito nel 1913 in stile liberty. Poco lontano dal centro della città, in direzione del porto, adagiata sullo scoglio detto dello “Scialandro”, giace la riproduzione in bronzo della "Spigolatrice” di Sapri, idealmente protesa verso la baia di Sapri dove Carlo Pisacane ed i suoi trecento sbarcarono.