STORIA MARINERIA CILENTANA-Benvenuti nei borghi marinari e nei porti didattici ricreativi del CILENTO

La marineria cilentana

   Nel Cilento la natura mostra un paesaggio multiforme e multicolore, con una successione di ambienti di tipo Mediterraneo di grande pregio naturalistico. Lungo la sua meravigliosa costiera, prospiciente il mar Tirreno meridionale, si alternano dolci profili collinari ed alte falesie a picco sul mare, spiagge sabbiose e fondali cristallini, suggestive insenature e affascinanti grotte, foci di fiumi e approdi naturali. Nel corso dei secoli, l'uomo è riuscito a colonizzare questi luoghi di terra e di mare, attraverso l'ingegno e il duro lavoro di tanti uomini e donne svolto con zappe e aratri, asce e remi, nel rispetto della natura.  La presenza dei borghi arroccati sui pendii o accovacciati lungo le vallate, dei castelli e dei palazzi gentilizi, delle chiese e dei santuari, dei borghi marinari e dei porticcioli, dei fari e delle torri di avvistamento, è il risultato di un lungo percorso storico che si dipana, fino ad oggi, attraverso vari periodi e avvicendamenti di popoli e civiltà, guerre e congiure, tirannie e rivoluzioni, scorrerie di pirati e scorribande di briganti, momenti di pace e tranquillità.
 
 
    In questa meravigliosa costiera approdarono i greci ed i romani, che vi costruirono le città di Poseidonia ed Elea ( Paestum e Velia, in epoca romana), ed i loro empori commerciali, i porti ed i cantieri. La vocazione marittima di Poseidonia-Paestum si riflette nel nome prescelto per la città: Poseidone, per i Greci, era il dio del mare ed Il tempio di Atena, leggermente sopraelevato rispetto agli altri due, guidava i naviganti che dal mare si avvicinavano alla costa. Nella Costa del Cilento approdarono anche i monaci d’Oriente, i benedettini ed altri ordini monastici, e vi sbarcarono i corsari turchi, che la saccheggiarono ripetutamente.   Incentivati dalla favorevole posizione geografica, tra il Mar Tirreno e l'Appennino, e grazie ai porti ed agli approdi disseminati lungo i centocinquanta chilometri di costiera, nel Cilento si svilupparono importanti traffici e commerci, fra i suoi borghi marinari e le città più importanti della Campania e del Mediterraneo.   Inevitabilmente, le diverse influenze culturali e le vicissitudini, i conflitti e le relazioni, contribuirono a delineare e forgiare gli usi ed i costumi, le storie e le leggende, le arti ed i mestieri, le conoscenze nautiche e della navigazione, nonché, la marineria cilentana.
 

   Questa è la costa dove, ancora oggi a Pisciotta ed Acciaroli, si esercita la pesca delle alici con la rete di menaica, risalente al tempo degli antichi greci. Da sempre ed ogni giorno, dai porti e dagli approdi cilentani, nonostante la sensibile diminuzione di armatori e pescherecci, partono e ripartono i pescatori per le battute di pesca con le paranze, le cianciole, le coffe ed i tremagli, ed escono e rientrano nocchieri e barcaioli per le escursioni turistiche in barca verso le baie e le grotte ed i luoghi più suggestivi della costa. In questi luoghi ancora operano i bravissimi maestri d’ascia, meravigliosi tecnici conoscitori dei vari tipi di legname e delle loro proprietà, mantenendo in vita un mestiere che è quasi scomparso, assieme alle barche in legno, ma che resiste ancora grazie all’impegno di pochi appassionati come Giovanni Cammarano di Pisciotta, Almerindo Ferri di San Marco, i fratelli Mileo di Santa Maria, i fratelli Martusciello di Marina di Camerota, e sono in esercizio tanti piccoli e moderni cantieri navali, veri centri di eccellenza, in grado di conciliare la tecnica degli antichi mestieri e la conoscenza delle nuove tecnologie.
 
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    Qui, si esercita ancora l’arte della salagione e si pratica una sana gastronomia ittica, nelle case come nei ristoranti, il profumo ed il sapore dei prodotti della pesca pervadono le cucine ed esaltano le tavole, unitamente ai prodotti agricoli spesso coltivati dai pescatori-contadini.   Questo è il litorale dove si organizza la regata con i gozzi a vela latina e dove decine di velisti e subacquei, nei loro centri nautici, esercitano la loro passione per il mare e mettono a disposizione dei giovani la loro professionalità.  Questo mare ha visto effettuare, nelle acque di Castellabate,  le prime boline al grande velista Francesco De Angelis, ha visto andare a pesca nelle acque di Acciaroli, fino all’età di 90 anni, il vecchio zio Achille Di Matteo e, come lui, tante generazioni di marinai e pescatori di tutte le borgate marinare cilentane. Questo è la terra che ha dato la nascita a Pietro Troccoli di Marina di Camerota, il quale ha partecipato alla traversata atlantica a bordo della piccola goletta denominata “Leone di Caprera”, in onore di Garibaldi, con altri due membri di equipaggio. L’imbarcazione, partita da Montevideo il 3 ottobre 1880 e arrivata a Livorno il 9 giugno 1881, aveva la missione di consegnare a Garibaldi un album con le firme dei tantissimi emigrati italiani in Uruguay. Questo è il mare del marinaio e velista Pino Veneroso di  Marina di Pisciotta che, il 2 agosto del 2006, intraprese a ritroso la traversata atlantica sulla scia del Leone di Caprera, dal Cilento a Montevideo.
 

   Questo è la costiera che ha visto partire dal piccolo borgo di Agnone, verso tutti i mari del mondo, il giovane Francesco Malzone, nel ruolo di marinaio, sul veliero Stella Polare della Marina Militare e sul veliero dell’avvocato Giovanni Agnelli, ed è la costiera da dove partirono e partono, anche oggi, tanti giovani cilentani nati e cresciuti tra le brezze di mare e i venti di terra, per imbarcarsi nelle grandi navi mercantili. Le acque di Punta Licosa Capo Palinuro furono teatro di numerosi naufragi, come quelli avvenuti nel 253 a.C. durante la seconda guerra punica, che hanno interessato numerose navi romane cariche di bottino di guerra di ritorno dall'Africa, e come quelli delle navi della flotta di Ottaviano nel 36 a.C.   I tanti ritrovamenti di anfore e ancore greco romane, conservate nei musei ed esposte nelle mostre permanenti, sono testimoni di importanti rotte marittime ed antichi traffici.
                                                                                                   

   Ma, è anche il mare dove giacciono i resti di arei e navi, carri armati e mezzi di sbarco, bossoli e schegge, a testimonianza dei giorni drammatici della seconda guerra mondiale.  Lungo la spiaggia di Capaccio Paestum, all’alba del 9 settembre del 1943, con la cosiddetta operazione denominata “Avalanche”, avvenne uno degli sbarchi bellici più importanti del conflitto. Nel giro di una settimana, sbarcarono i mezzi corazzati della 36ma divisione americana e le truppe alleate riuscirono a sconfiggere le forze tedesche e prendere il controllo di tutto il Golfo di Salerno.  In questo mare, al largo dell’Isola di licosa, si è consumata la tragica e beffarda vicenda del sottomarino italiano Velella, ultimo sommergibile italiano perduto nella guerra contro gli alleati. L’unità navale, impiegata per contrastare il previsto sbarco anglo-americano in Campania,  al tramonto del giorno 7 settembre del 1943 fu intercettata e affondata da un sommergibile britannico, solo poche ore dopo la firma dell’armistizio tra le autorità militari italiane e alleate, le quali, per ragioni strategiche militari e politiche, avevano deciso di mantenere segreto l’armistizio fino all’8 settembre, giorno in cui Badoglio lo proclamò a tutta la Nazione, ma, troppo tardi per evitare la tragedia e la dolorosa scomparsa di 52 giovani marinai.
 

   Le colline cilentane che si affacciano sul mare hanno visto le nonne, le mamme e le figlie, da mille anni, fino agli anni settanta, tagliare l’erba sparta (Ampelodesmos mauritanicus), denominata in cilentano “cernecchiara”, e produrre, con le sue foglie e con fatica, chilometri di “libani”, ovvero, cordame vegetale utilizzato per l’allevamento delle cozze e per i cavi da trazione, ma soprattutto per produrre un necessario e minimo reddito di sopravvivenza.
 

   Tanti sono i riferimenti storici correlati agli elementi marinareschi, tutto concorre all’arricchimento della tradizione marinara cilentana. Anche la mitologia svolge un ruolo importante nel Cilento costiero, sia per individuare i luoghi geografici ed i pericoli per la navigazione, che per aprire la mente alla fantasia ed ai sogni.   Questo tratto di mare cilentano è descritto nell’Odissea e nell’Eneide, con il mito della Sirena Leucosia  e il mito di Palinuro.  La leggenda di Kamaraton contrassegnerà la roccia dove sorge Marina di Camerota.  Secondo la leggenda, i fondatori del santuario di Hera alla foce del Fiume Sele, furono gli Argonauti di Giasone e il passaggio da Poseidonia di Eracle ( Ercole, per i romani),  che conduce verso la Calabria i buoi strappati a Gerione, è descritto nelle  metope ritrovate nell’area poseidoniate..
 
 
   In questa meravigliosa location, ricca di storia e bellezze naturalistiche, gli organizzatori del Festival delle arti marinare cilentane intendono valorizzare e promuovere la marineria cilentana, sostenendola e rafforzandola, con il recupero della memoria storica e le attività di divulgazione, attraverso un’opera di sensibilizzazione e l’organizzazione di percorsi di formazione, che consentano di recuperare antiche maestranze, consolidare le attuali e svilupparne di nuove, garantendo una doverosa continuità alla tradizione marinara del Cilento.